ALFABETO

A - more. Era proprio lì a salvarmi anche quando non me ne accorgevo. Era quello di mio marito che tornava stanco e preoccupato a casa, ma che subito prima di alzare gli occhi per guardarmi, si ricordava di sorridere per me. Era la videochiamata degli amici dove ognuno continuava a fare le cose di casa, ma le facevamo insieme. E’ tutta in questa parola la salvezza.



C - asa. Non l’ho mai vissuta così tanto. Ventiquattro ore chiusa dentro le stesse mura, gli stessi spazi. L’unico approccio al mondo esterno era il balcone. A casa mi sono sentita sempre sicura, è il mio nido. Nonostante ciò a volte mi ha soffocato. Più riguardavo le stanze e più ci trovavo difetti, poi pregi, poi cose da cambiare. Però è il mio posto e ho capito che la prigione era solo dentro di me. La casa mi stava solo offrendo uno spazio per abitare me stessa e io dovevo trovare il modo di farlo.

Elisa, 32 anni





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